Il ministro della giustiziaAngelino Alfano rompe il silenzio e urla categorico: ”Forza Italia “non ha mai avuto collegamenti con la mafia” e aggiunge: “ è in atto un gravissimo tentativo di delegittimazione dell’azione del governo Berlusconi, costantemente in pole position nella lotta a Cosa Nostra”.
Le decise affermazioni del ministro fanno seguito alle dichiarazioni rese da Ciancimino junior nel corso del processo a Palermo. Ciancimeni ha affermato: “Mio padre mi ha detto che Forza Italia è nata in seguito a una trattativa tra Stato e mafia”. Ed ha poi denunciato: “Quando ero agli arresti domiciliari nel 2006, una persona dei Servizi segreti mi disse di non parlare della trattativa e dei rapporti con Berlusconi. Io replicai che c’erano documenti, prove su tutte quelle vicende e che non avrei potuto sottrarmi, ma lui mi rassicurò che nessuno mi avrebbe chiesto niente”.
Ciancimino ha inoltre riferito di pressioni subite: ”dall’allora vice procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano a non coinvolgere la società Gas nell’indagine sul riciclaggio, perché così ne avremmo tratto beneficio visto che lo stesso Sciacchitano era in buoni rapporti con la procura di Palermo che conduceva l’inchiesta”.
L’argomento che tocca i rapporti tra Forza Italia e Cosa Nostra è stato affrontato in seguito alla lettura di un pizzino che Bernardo Provenzano avrebbe indirizzato proprio a Silvio Berlusconi e a Marcello Dell’Utri: ”Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.
Le fai del procedimento e le reazioni:
Ciancimino ha consegnato in aula una lettera scritta dal padre, l’ex sindaco mafioso di Palermo Don Vito, indirizzata per conoscenza a Silvio Berlusconi. Il documento, di cui i pm e le difesa non avevano conoscenza , è stato ammesso dai giudici. Non se ne conosce ancora il contenuto.
Dell’Utri : da Ciancimino parole folli – Le dichiarazioni rese da Ciancimino junior “sono cosa di un folle totale, oppure di un disegno, diciamo, criminoso volto a ordire cose allucinanti come questa”.
Quaglieriello – la farsa Ciancimino continua - ”Evidentemente il figlio di don Vito al pari di Gaspare Spatuzza, deve avere davvero una scarsa considerazione per le capacità strategiche della Cosa nostra dei primi anni Novanta, o in alternativa una grande fiducia nella doti divinatorie della mafia. Resta altrimenti difficile comprendere in base a quali convenienze all’indomani delle stragi, mentre i partiti anticomunisti della Prima Repubblica crollavano sotto i colpi di Tangentopoli, mentre la ‘gioiosa macchina da guerra’ dell’ex Pci si apprestava a prendere incontrastata il potere in Italia, mentre Leoluca Orlando Cascio trionfava a Palermo e addirittura a Catania andava in scena il ballottaggio interno fra Enzo Bianco e Claudio Fava, mentre la sinistra tentava con successo di impedire a Giovanni Falcone di diventare procuratore nazionale antimafia, mentre l’imprenditore Berlusconi chiedeva a Segni e Martinazzoli di guidare il fronte moderato per arginare la marea comunista, quella stessa che pochi anni prima si era opposta al prolungamento della carcerazione preventiva per i boss prevista dal decreto Andreotti-Vassalli, alla vigilia di una lunga stagione di scarcerazioni di migliaia di mafiosi grazie ai programmi di protezione dei pentiti, Cosa nostra si sarebbe avventurata in una non meglio precisata trattativa con un partito che allora non esisteva e con uomo che allora non era altri – per dirla con Spatuzza – che ‘quello di Canale 5′ “. “E se l’evidenza dei fatti non basta – continua Quagliariello – il signor Ciancimino dovrebbe iniziare a chiedersi per quale motivo in quegli stessi anni suo padre, alla ricerca di un interlocutore, avrebbe tentato senza riuscirci di incontrare un esponente dell’ex Pci e non un politico del fronte opposto o un manager di Publitalia. La lotta alla mafia e un corretto uso dei pentiti sono questioni troppo serie per consentire che in nome di esse – anzi, contro di esse – simili ciarlatani continuino a essere accreditati al solo fine di riscrivere la storia d’Italia in funzione dell’interesse di una parte politica”.
Ghedini: da Ciancimino falsità senza dingità logica - ”Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino non sono soltanto destituite di ogni fondamento, ma sono anche totalmente inverosimili e prive di ogni dignità logica. Spiace che qualcuno possa dare anche un minimo credito a prospettazioni che la storia di Forza Italia e del Presidente Berlusconi hanno dimostrato concretamente e con atti di governo essere completamente inesistenti. Sembra che si voglia delegittimare proprio il governo Berlusconi che sta conducendo la più severa e forte offensiva del dopo guerra contro la mafia. Ciancimino dovrà rispondere di fronte all’autorità giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni”.
Dichiarazioni preoccupanti, al di là del fatto che siano vere o false … che in ultimo potrebbe rivelarsi solo un dettaglio giuridico… , ciò che preoccupa è che certe affermazioni vengano fatte nelle aule dei tribunali e tali dichiarazioni urlano a gran voce che occorre fare chiarezza e arrivare, qualunque essa sia, alla pura e sacrosanta verità. Il Paese lo deve pretendere in quanto è suo insindacabile diritto conoscere la verità su fatti così sconcertanti e pericolosi che lo riguardano da vicino e mettono a serio rischio la credibilità della nazione e del suo popolo … e questo rischio non possiamo e non vogliamo permettercelo!
Io voglio sapre se in tutti questi anni sono stato governato da un mafioso o da una brava persona ingiustamente infangata. E lo voglio sapere subito!
Lucio Vecchiotti / redcarpet.arbaka.com
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