I cittadini dell’Aquila sono veramente esasperati e sono scesi in piazza contro chi ha erroneamente creduto che il terremoto fosse null’altro che una ghiotta occasione di cinico business. Un corteo di circa 300 aquilani ha sfilato nel centro cittadino, rompendo tutte le barrire che ne impedivano l’accesso, e sono arricate fino a piazza Palazzo, dove c’è la sede del Comune, al grido di “Io non ridevo” e “Riprendiamoci la città”.
La manifestazione è nata in segno di protesta, una forte e sentita risposta, contro tutto lo squallore emerso dalle intercettazioni eseguite nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti della Procura di Firenze, secondo le quali alcuni imprenditori pochi giorni dopo il terremoto ‘ridevano’ pensando a quanto avrebbero potuto guadagnare con gli appalti per la ricostruzione. I cittadini, indossando magliette con la scritta: “6 aprile, 3.32, io non ridevo“, sono saliti sul cumulo di macerie nel centro storico e ognuno di loro ha poi portato via dalla piazza un pezzo di quelle macerie per dire, simbolicamente, “la città dalle macerie la liberiamo noi” … questo gesto ha voluto significare tutta la rabbia dei cittadini in quanto le cose sono rimaste ferme a quel lontano e funesto 6 aprile 2009.
Tesi questa che viene confermata dal segretario provinciale del Pd dell’Aquila, Michele Fina, la manifestazione è “una conseguenza naturale, una reazione, a ciò che l’inchiesta sul G8 ha fatto emergere in questi giorni. Oltre allo squallore per l’episodio legato alle risate di sciacalli che hanno visto nel terremoto un affare su cui lucrare. Il punto vero – dice Fina – è che non si riesce a mettere sotto i riflettori il fatto che il centro storico de L’Aquila si trova nelle stesse condizioni del 6 aprile ed i cittadini sono giustamente esasperati”. / fonte APCOM
Lucio Vecchiotti / redcarpet.arbaka.com

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