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Libia, Londra prospetta esilio per Gheddafi. Obama d’accordo. Armi ai ribelli.



Londra, 29 marzo 2011 – Nel pomeriggio di ieri si è tenuta nella capitale inglese l’attesa riunione internazionale, che ha visto la partecipazione di ben 40 delegazioni. La riunione serviva a fare il punto della situazione dopo i 10 giorni di  raid aerei e di frenetici contatti diplomatici. 





La comunità internazionale è giunta ad individuare una soluzione, proposta dalla Gran Bretagna, atta ad individuare la miglior condizione per favorire una via di uscita di Gheddafi, ma senza garantirgli alcun salvacondotto – ricordo che su Gheddafi pende la possibilità di un processo alla ”Corte dell’Aia” per crimini contro l’umanità -. 

La proposta inglese è piaciuta subito agli Stati Uniti, alla Francia e anche all’Italia (costretta ad accodarsi agli alleati, visto il basso peso e prestigio politico di cui gode attualmente). Ora la parola passa alle diplomazie, fermo restando il proseguo degli interventi militari necessari a garantire il rispetto assoluto della “no fly zone” e a salvaguardare la vita dei civili.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha detto che: ”Gheddafi alla fine potrebbe cedere alle pressioni militari e lasciare il potere”. Lo stesso Obama non ha escluso la fornitura di armi alle forze di opposizione, i ribelli, libiche.

Intanto prosegue la battaglia sul campo tra le forze di Gheddafi, ritiratesi nei giorni scorsi verso Sirte, e le forze di opposizione al regime. Le truppe di Gheddafi hanno riconquistato importanti posizioni, ricacciando indietro i ribelli.  La nuova avanzata delle truppe di Gheddafi è stata possibile grazie al fatto che negli ultimi giorni non ci sono stati raid aerei da parte della coalizione in quelle zone. Oggi, probabilmente, la musica povrebbe cambiare.

I ribelli hanno lasciato le loro postazioni a Ben Jawad per ripiegare su Ras Lanuf, dove hanno sede impianti e raffinerie petrolifere — siti di grande importanza strategica ed economica. I ribelli ripiegherebbero verso est, dove la via di fuga è più agevole. In mattinata sono ripresi bombardamenti da parte dell’artiglieria di Gheddafi… si parla di migliaia di morti tra i civili.

Ma il segnale più importante della giornata, che descrive meglio di ogni altra cosa il clima che si respira a Tripoli e a Sirte (roccaforti di Gheddafi), è dato dalla crescente sfiducia che regna tra i lealisti. tanto che molti sostenitori e i fidati collaboratori di Gheddafi iniziano seriamente a guardare, e a pensare, al futuro. Un esponente diplomatico libico ha detto al New York Times che non è stato ancora un vero e proprio negoziato, ma molto presto l’entourage di Gheddafi incontrerà a Tripoli l’inviato delle Nazioni Unite, Abdelilah Mohammed al-Khatib.

La missione vanta lo scopo di mediare tra Gheddafi e i ribelli, con il benestare della comunità internazionale. C’è ottimismo sul buon esito della missione, in quanto lo stesso Gheddafi aveva fatto sapere, proprio ieri, che era disposto ad accettare le decisioni della Lega Araba. Segno che Gheddafi intende trattare con un alto diplomatico arabo.

L’inviato Al-Khatib potrebbe farsi latore della stessa proposta di esilio per Gheddafi prospettata ieri nel vertice di Londra. 

Il dubbio che permane, e che va risolto al più presto, è: nel caso in cui che Gheddafi accettase l’esilio, dove mandarlo? Di questi tempi, segnati da proteste e sommosse nel mondo arabo, non sono molti i Paese disposti ad accogliere il dittatore. Allo stato attuale sembra che esistano due sole possibilità: il Venezuela di Hugo Chavez, grande amico e  alleato di Gheddafi in sud America; lo Zimbabwe di Robert Mugabe.

Oggi potrebbe essere una giornale cruciale per segnare le sorti del conflitto libico.

Lucio Vecchiotti / gossipenews.it

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