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Libia: secondo raid aereo a Ras Lanuf



Il regime libico sta cercando di riprendere il controllo del Paese con raid aerei contro i ribelli attestando di aver riconquistato molte città, situazione che la guerriglia smentisce malgrado abbia perso un po’ di terreno. Gheddafi si è detto favorevole a una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite o dell’Unione africana per valutare la situazione.





Scontri in Libia

Scontri in Libia

Sul fronte politico, il Consiglio nazionale creato dalla rivolta 27 febbraio, si è detto “unico rappresentante della Libia”, ha ricevuto il sostegno della Francia. Il ministro degli Esteri francese Alain Juppé ha oltretutto sostenuto che l’azione militare avrebbe “effetti negativi” e si è pronunciato per una no-fly zone per impedire gli attentati.

A Washington, è salita la pressione sull’amministrazione del presidente Obama a fornire assistenza militare ai ribelli e a neutralizzare l’aviazione del colonnello Gheddafi, sia con una zona di interdizione al volo sia con la distruzione delle piste. “Potremmo bombardare gli aeroporti e le piste e renderle impraticabili per un po’ di tempo”, ha dichiarato il presidente della commissione Affari esteri del Senato, John Kerry. Il senatore repubblicano John McCain ha ipotizzato che Washington possa fornire assistenza tecnica e mezzi di informazione ai ribelli . L’Italia intanto,  ha informato di  contatti con il consiglio nazionale libico – “Abbiamo conoscenze migliori di altri – ha spiegato Frattini – e infatti siamo spesso richiesti in queste ore. Conosciamo l’ex ministro della giustizia che ora è a capo del consiglio provvisorio di Bengasi e quella rete di ambasciatori libici che ha detto che da ora loro sono al servizio del popolo e non del regime, alcuni di loro stanno esercitando un’azione importante per coagulare un consenso, noi lo facciamo ma lo facciamo discretamente e questa credo che sia la soluzione migliore”.

Di diversa opinione il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini: È “assai difficile” pensare all’ipotesi di aerei militari italiani coinvolti sul terreno libico, ma “la nostra lealtà euroatlantica ci fa dire che le basi militari, il supporto logistico non potremmo negarlo. La prima cosa da fare con nervi saldi è essere consapevoli che questa tragedia davanti a noi non possiamo fermarla domani, se non facendo la guerra. E la guerra non è un videogioco, la guerra è una cosa seria. La ‘no fly zone’ vuol dire che ci sono aerei che sorvolano impedendo ad altri aerei di alzarsi in volo e se gli aerei si alzano in volo bisogna sparare. Evidentemente quindi l’unica cosa seria da fare è considerare i pro e i contro e in che modo Paesi come l’Italia possano contribuire. E la disponibilità delle basi l’Italia l’ha già confermata l’ho detto in varie occasioni, con la condizione che ci sia un quadro di legittimità internazionale, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu su cui i Paesi membri stanno già lavorando, e una decisione della Nato”.






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