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Marchionne silura stabilimenti italiani: su 2 miliardi di utili neppure 1 euro dall’Italia(!)



Sergio Marchionne, super amministratore delegato del gruppo Fiat, strappa gli ultimi veli sulle reali intenzioni del gruppo da lui amministrato e lo fa da Fabio Fazio, conduttore – autore del programma di Rai Tre “Che tempo che fa”, che ormai vanta sempre più credibilità rispetto ai grandi telegiornali Rai e a diversi Talk-Show di informazione.





Di certo Marchionne ha fatto i suoi calcoli decidendo di snobbare il TG1, filogovernativo a senso unico, e di affidare le sue “confidenze”, e intenzioni, industriali che si ripercuoteranno su migliaia di lavoratori del gruppo e su altre migliaia del mastodontico indotto Fiat. La prima bordata parte da una considerazione sull’utile di bilancio Fiat 2010, pari a circa  2.000.000.000 di euro, ma neppure un euro viene dai 5 stabilimenti italiani … quindi senza questi stabilimenti, quelli italiani, la Fiat farebbe sicuramente meglio!

E non trattasi affatto di una provocazione atta ad allarmare sindacati e lavoratori, di fatto già allarmati da tempo, ma solo a chiarire quanto modesta sia la competività e la produttività degli stabilimenti italiani, e non solo Fiat. Marchionne ci sa fare e per rafforzare le sue parole dice: questo paese, rivolto indirettamente a governo, sindacati, costo del lavoro, burocrazia, mafie, mancanza di adeguate infrastutture etc., non attira da tempo investitori esteri e neppure nazionali, che preferiscono andare altrove. Poi aggiunge che il Gruppo Fiat “vorrebbe” restare in Italia ma a patto che raggiungano accordi urili a migliorare l’efficenza, quindi la produttività e la competitività degli stabilimenti e in cambio Fiat offrirebbe aumenti salariali per equiparere i compensi a quelli degli altri stati europei … chiaro riferimento alla Germania - il salario netto di un operaio tedesco è maggiore del 25/30% rispetto del salario netto dell’operaio italiano -  dove competitività e produttività sono a livelli record, realtà oggettiva che attira investitori da tutto il mondo. Marchionne ha le idee molto chiare su questi punti, e la cosa che non piacerà né ai sindacati né al governo immobilista, e infatti afferma: ”Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia. Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile previsto per il 2010 arriva dall’Italia. Non si può continuare a gestire in perdita, altri avrebbero guardato altrove”.  Eh già, è daparecchio tempo che la Fiat guarda altrove senza darlo a vedere più di tanto, e ciò si avince da quello che dice sullo stabilimento in Polonia, che ha prodotto più automobili di tutti i cinque stabilimenti italiani … e questa è davvero una stoccata micidiale ai sindacati e ai lavoratori del gruppo.

Poi Marchionne, stuzzicato dall’abile Fazio, si lascia andare a spiacevoli, per l?Italia, considerazioni sui mali endemici del nostro Paese: ”Vede, l’Italia è al centodiciottesimo posto su 139 per efficienza del lavoro e al quarantottesimo per la competitività del sistema industriale. Siamo fuori dall’Europa e dai Paesi a noi vicini. Il nostro sistema economico ha perso competitività, negli ultimi dieci anni non ha saputo reggere il passo, ma non è colpa dei lavoratori. E ci sarà certo un motivo se nessuno straniero investe qui”. E Marchionne lancia poi una freccia avvelenata ai detrattori che lo hanno attaccato ingiustamente, e che secondo lui sono fuori tempo e non aiutano affatto ad attrarre investimenti in Italia. Personalmente credo che Marchionne abbia ragione da vendere su questo punto … gli imprenditori ragionano esattamente come lui e se l’Italia e gli italiani non cambieranno mentalità e politiche industriali nessuno si sognarà di venire ad investire in un Paese sempre più inaffidabile e arretrato … un Paese che è rimasto indietro sulle relazioni sindacali e industriali, sull’innovazione produttiva e tecnologica, sull’eccessivo peso dissuasivo espresso dalla ingessata burocrazia, che ingessa a sua volta tutto quel che sfiora, sulla corruzione e sulla malversazione politica dilagante, sulla mancanza endemica di infrastrutture adeguate ai tempi, sulla presenza invasiva e vincente della criminalità organizzata che demotiva di fatto qualsiasi imprenditore ben intenzionato a vinvestire un solo euro nel nostro Paese, sia al nord che al centro-sud … ormai la posizione geografica è divenuta ininfluente … basta vedere come le mafie siano sempre radicate in tutto il nord industriale!

nel finale dell’intervista marchione affonda contro l’arroganza di certi lavoratori: ” Serve un progetto condiviso, non posso accettare che tre persone mi blocchino uno stabilimento fermandone altre 1200. Questa è anarchia, non democrazia». Poi salta su un tema assai scottante: ”A Pomigliano non abbiamo tolto il minimo diritto, abbiamo cercato di assegnare la responsabilità della gestione ai sindacati per lavorare insieme sulle anomalie. Quando il 50% dei dipendenti si dichiara ammalato in un giorno specifico dell’anno, vuol dire che c’é una anomalia. Magari c’è la partita e loro hanno degli impegni». Non è stato certo tenero Marchionne, ma lui si sa fa il manager e ragiona da manager e non certo da assistente sociale e dimostra di essere cosciente che se mai la Fiat smetterebbe di produrre auto in Campania, esploderebbe un problema sociale immenso, che darebbe fiato e nuovo spazio alla camorra.

In ultimo Sergio Marchionne è categorico sull’accusa di aver percepito sostanziosi aiuti di stato. Qui Marchionne taglia cortro come suo solito: ”Da quando sono arrivato nel 2004 non abbiamo avuto un euro dallo Stato. E Fiat nel corso degli anni ha ripagato qualsiasi debito verso lo Stato in Italia”. Quello degli aiuti di stato alla Fiat è un chiodo  fisso della Lega, che non sapendo più quale altra cretinata divulgare, ora dice che il nord senza la Fiat oggi starebbe molto meglio! Mmmmmmmmmm

Eh sì cari amici e nemici, la madre degli imbecilli è davvero sempre incinta!

Lucio Vecchiotti / gossip e news

Sergio Marchionne, Ad Fiat

Sergio Marchionne, Ad Fiat






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