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Occhio – a Copenaghen c’è un Pianeta da salvare: Nostra Madre Terra



COPENAGHEN – Dalle bozze salva-Pianeta ai piani anti-CO2, dagli aiuti alla cooperazione a quelli che prevedono investimenti ‘verdi’ nei Paesi in via di sviluppo fino alle quote di tagli rilanciate dai Paesi industrializzati. Tutti temi che da qualche giorno scorrono freneticamente sui tavoli dei negoziati della Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, in corso a Copenaghen fino al 18 dicembre, organizzata nell’ambito della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (in breve Cop15, dal momento che è anche definita la quindicesima Conferenza delle parti, la prossima Cop16 sarà in Messico).





Ma la procedura, di alcune di questi ipotesi contro il riscaldamento globale al vaglio – negli ultimi due giorni del vertice dal 16 al 18 – dei leader della Terra, per quanto informale e poco ‘ufficiosa’, al di là degli effetti pubblici ha necessariamente degli aspetti tecnici da rispettare.

Secondo il Focal point Ipcc (Intergovernmental panel on climate change, il gruppo di scienziati incaricati dall’Onu di studiare i cambiamenti climatici) per l’Italia costituito nel Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc) i negoziati a Copenaghen stanno avvenendo nell’ambito del Gruppo ad hoc sull’azione di cooperazione di lungo periodo della Convenzione (Awg-Lca) e del Gruppo ad hoc sugli ulteriori impegni per i Paesi dell’allegato I del protocollo di Kyoto (Awg-Kp). Queste sedute di lavoro, riferisce il Cmcc, dei due Awg continueranno fino a martedì 15, momento in cui le decisioni spetteranno al segmento di alto livello ministeriale e, in ultima battuta, agli oltre 100 capi di stato e di governo attesi per la conclusione della conferenza.

L’obiettivo dell’Awg-Lca è quello di ”produrre un testo concordato nella forma di bozze di decisioni, partendo dai non-paper recentemente prodotti da sottoporre alla Conferenza delle Parti (la Cop, l’organo decisionale supremo della Convenzione) che si riunirà sabato. Tutti gli elementi essenziali della ‘Roadmap di Bali’ (il processo lungo due anni che avrebbe dovuto condurre a Copenaghen a un accordo post-Kyoto) erano in discussione nella forma di bozze di testo, discusse nell’ambito di gruppi informali (e cioè riservati solo ai Paesi membri dell’Unfccc).

Il vero nodo del vertice, come era prevedibile dalle premesse, rimane ”l’architettura finanziaria del futuro accordo”. Secondo quanto riferisce il Focal point Ipcc per l’Italia – nella sua newsletter – esiste ”una divergenza sulla collocazione della discussione sul sostegno finanziario delle azioni nazionali di mitigazione per i Paesi in via di sviluppo e lo stesso conflitto sussiste per il sostegno finanziario dell’adattamento”. Rispetto al trasferimento delle tecnologie si sono fatti dei passi avanti verso la creazione di una rete consultiva.

L’obiettivo dell’Awg-Kp è quello di definire gli ulteriori impegni dei Paesi industrializzati che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto, sviluppando proposte di emendamenti del Protocollo di Kyoto e definendo gli impegni di riduzione delle emissioni quantificati per i Paesi industrializzati nel periodo post-2012.

In questo caso i punti su cui si procede sono quattro: obiettivi di riduzione delle emissioni per i Paesi industrializzati singolarmente e in aggregato, altre questioni, potenziali conseguenze, aspetti legali. Il gruppo dovrà ovviare finalmente alla mancanza di un testo negoziale formale, e presentare alla Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto bozze di decisioni o bozze di emendamenti del Protocollo. Nel caso in cui non riuscisse in questo, dovrebbe almeno elaborare una bozza di testo con un numero contenuto di opzioni chiare e ben definite, da sottoporre al vaglio dei ministri.

Al momento entrambi gli Awg stanno lavorando per poter giungere a proposte di testi finali. Le plenarie sono state momentaneamente sospese per risolvere alcune divergenze di natura procedurale relativamente alle proposte di emendamenti del Protocollo di Kyoto e di nuovi Protocolli della Convenzione. (ANSA)

Forse questa è davvero l’ultima occasione per fare davvero, e finalmente, fronte comune contro l’inquinamento selvaggio, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse e l’avvelenamento continuato di mari, fiumi, laghi, monti, aria, terreni e sottosuolo e fondali marini ovunque ridotti ad essere delle libere discariche abusive sulle quali nessuno può e vuole fare qualsiasi cosa … e la burocrazia come al solito, blocca ogni singola inziativa volta a cambiare le cose per migliorare la qualità della nostra vita. Ma chi sono coloro che vogliono che nulla cambi?

LV / redcarpet.arbaka.com

Madre terra - foto Ansa

Madre terra - foto Ansa






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