Dopo le rivelazioni inserite sotto forma di messaggio criptato “so chi ha ucciso Yara” su Wikipedia e già abbondantemente smentito, si è rivelata falsa anche la pista di Facebook. Sul social network più famoso del mondo, poco dopo il ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa da Brembate di Sopra in provincia di Bergamo lo scorso 26 novembre, nelle campagne di Chignolo d’Isola, a 200 metri dal centro di raccolta delle ricerche e a dieci chilometri da casa, una certa Marta Casile si era definita la migliore amica di Yara. E qui aveva scritto “a Brembate ci conosciamo tutti e tutti conoscono noi, e questo ci fa ancora più paura”.

Yara Gambirasio, le ricerche a Brembate
In questa frase gli inquirenti hanno sin dall’inizio letto un indizio verso le persone più vicine alla giovane promessa della ginnastica atletica. E per questo motivo la Polizia postale ha fatto subito richiesta a Facebook, presso l’amministrazione centrale di Palo Alto in California, dei dati del’account.
La dodicenne in questione però vede ora i suoi genitori al centro di una denuncia alla polizia postale per furto di identità perché, secondo quanto spiegato dalla madre della bambina che vive a Gorle, in provincia di Bergamo, la figlia avrebbe chiuso il suo account Facebook in data 13 ottobre. Le sue amichette avevano poi segnalato la ricomparsa della pagina in data 22 febbraio, tale e quale all’originale e la ragazzina non ha mai conosciuto Yara Gambirasio.
Un caso di furto di identità digitale a tutti gli effetti che rischia di depistare definitivamente gli inquirenti allontanandoli dalla verità.
Elena Arzillo



